Il volto positivo dell’ansia e dello stress

Ansia e stress sono spesso valutate come sensazioni negative in grado di sprecare inutilmente energie e spegnere, quindi, parte della vitalità che è propria di un lavoro dinamico come quello del manager.

Gli esperti in materia, però, smentiscono questa credenza: ansia e stress non sono sempre pericolose. Definiamo queste due sensazioni prima di approfondirne le qualità e i difetti. L‘ansia si può definire come una sensazione di timore e incertezza con cause psicofisiche. Lo stress, invece, si accompagna a situazioni di fretta e premura o, al contrario, di freno e lentezza ed è una sensazione di estrema pressione.

L’errore più banale -e più diffuso tra i medici- è quello di confondere l’ansia con lo stress e di curare questi problemi come fossero uno solo. Vi è, invece, una grande differenza, soprattutto se chi presenta i sintomi è una persona la cui professione richiede ritmi rapidi, scadenze continue e responsabilità importanti. L’ansia principale che manifestano le persone che hanno delle responsabilità importanti sul luogo di lavoro è quella relativa alle informazioni: la persona crede che dovrebbe sapere più cose, crede che se possedesse più informazioni potrebbe lavorare meglio ed essere più efficiente.

Lo stress, invece, sempre nel caso relativo alla professione, è causato dallo squilibrio tra quello che si vorrebbe fare e il tempo a disposizione. A causarlo, cioè, è la sproporzione tra le opzioni a disposizione del professionista e il tempo che ha per metterle in pratica. Da un lato, quindi, abbiamo ansia e stress come fattori negativi che rallentano la capacità lavorativa a cui il professionista aspira sia con il timore che con la sensazione del tempo che stringe. Dall’altro lato, però, ci sono i vantaggi che queste due situazioni portano con sé: ansia e stress, infatti, sono anche fonti di energia e quindi motore di attività. Francesco Canova ha scritto un libro interamente dedicato all’ansia e l’ha intitolato, non a caso, Ansia madre e matrigna. Questo autore spiega molti eventi della storia dell’umanità come effetto dell’ansia insita nell’animo di ognuno di noi. La riunione degli uomini primitivi attorno a un fuoco come immagine che precede la creazione delle prime società, ad esempio, è un fatto che Canova presenta come conseguente al timore -cioè all’ansia- della solitudine e del pericolo.

Allo stesso modo le scoperte scientifiche sarebbero state frutto di quell’ansia di sapere e di capire che caratterizza l’animo umano. Per quanto riguarda lo stress, invece, è Hans Seyle il più grande sostenitore delle qualità insite in questo stato psicofisico. Seyle sostiene che il massimo dovere di ogni uomo è quello di raggiungere il massimo del suo potenziale. Per fare ciò è necessario conoscere i propri livelli di stress. Raggiungere il massimo livello possibile in uno sforzo che ci porta a grandi soddisfazioni è la strada verso la felicità. Si parla, chiaramente, di stress positivo, cioè di stress che, senza mai diventare eccessivo, ci mantiene attivi e ci aiuta a non mollare anche quando lo sforzo ci sembra troppo grande. Chiaramente non si vuole sostenere che una vita vissuta in una costante ansia o sotto costante stress sia una vita sana. Nella vita di chiunque, soprattutto dei manager e dei professionisti che ricoprono ruoli di professionalità, dovrebbe regnare l’equilibrio.

L’ansia e lo stress, però, possono apportare degli input positivi che, come dei vettori di segno opposto, combattono la pigrizia e l’inettitudine. Sfruttare il potenziale che questi sentimenti scatenano in noi vuole dire vivere un’opportunità, lavorativa e non, impegnandosi fino in fondo e sfruttando appieno tutte le nostre capacità.

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