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Meccanismi di Controllo

Dopo l’analisi dei meccanismi di valutazione, incentivazione e sanzione, e prima di proseguire con l’approfondimento della terza e ultima variabile organizzativa, il potere organizzativo, passiamo all’esame delle ultime tre categorie in cui si suddivide la variabile organizzativa dei meccanismi operativi, quelle di decisione, coordinamento e controllo.

Queste tre categorie sono conosciute anche come l’insieme dei meccanismi operativi di controllo. Iniziamo con il darne una definizione appropriata. L’insieme di procedure più o meno formalizzate che mettono in grado di effettuare scelte che riguardano la gestione dell’azienda, di coordinare il lavoro e l’apporto di diverse funzioni aziendali e che, infine, consentono di verificare se i risultati che si sono raggiunti dal punto di vista economico sono a un livello in linea con le aspettative e i piani iniziali, costituiscono i meccanismi operativi di controllo.

In questi meccanismi i momenti logici caratteristici che sono stati individuati sono tre, e li possiamo così elencare:

Decisione. E’ il primo momento logico che trova la sua concreta realizzazione in un piano o programma. Gli strumenti possono essere, ad esempio, un budget di funzione, il bilancio economico preventivo, il piano d’investimenti, il piano strategico di medio termine. Questa prima fase è il momento in cui si stabiliscono in modo esplicito gli obiettivi per la gestione, che, generalmente, sono quantitativi e il modo in cui sono espressi è quello degli indici, delle quote, oppure delle grandezze economiche di volume, finanziarie, ecc.

Coordinamento. E’ il secondo momento logico del ciclo di controllo che consiste nel coordinamento delle varie unità organizzative nella gestione dei fattori che si ha durante il processo di produzione economica. Sappiamo che le varie unità organizzative lavorano per conseguire gli obiettivi dell’azienda. Questi ultimi devono a loro volta essere divisi in sotto-obiettivi che rispettano una certa coerenza con le responsabilità e le leve gestionali che ogni funzione ha avuto in assegnazione. Per non interpretare in modo errato il modo in cui conseguire i sotto-obiettivi funzionali, bisogna fare di loro un esame accurato che tenga conto dell’intero contesto aziendale. Spesso accade che la facilità con cui un obiettivo si potrebbe conseguire isolatamente si contrappone con il mantenimento della coerenza e della complementarietà con gli obiettivi delle funzioni collegate. Le diverse funzioni aziendali, cioè, sono molto spesso conflittuali.

Controllo. E’, questo, il terzo e ultimo momento del ciclo. Il controllo organizzativo affianca altri controlli che si verificano in un’azienda, come, ad esempio, il controllo individuale, detto anche autocontrollo, stimolato soprattutto dall’autonomia, o ancora, il controllo sociale, che troviamo nei gruppi secondo le norme etiche applicate all’interno dei gruppi stessi.

Questi meccanismi assolvono principalmente due finalità:

La prima è quella di apprezzare oggettivamente l’andamento della gestione, tenendo conto soprattutto la sua efficacia e la sua efficienza;

La seconda è quella di classificare le prestazioni individuali e determinare l’incentivo o premio individuale.

Presto passeremo ad approfondire la terza e ultima variabile organizzativa, quella del potere organizzativo, nella cui categoria rientrano il cosiddetto stile di direzione e la gestione dei conflitti organizzativi.


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