Dall’anonimato alla notorietà attraverso il marketing

L’attuale mondo del lavoro tende a cancellare le identità personali dei lavoratori per trasformare questi ultimi in “operatori”.

In questo modo le persone vengono simbolicamente private della loro identità in nome di alti principi ispirati alle pari opportunità di tutti. Il risultato è che non importa più chi siamo, da dove veniamo o cosa pensiamo. I datori di lavoro vogliono sapere solo che cosa abbiamo fatto nel corso della nostra carriera e cosa siamo in grado di fare.

Oggi, quindi, il ruolo prende il posto della personalità. La logica che governa una sequenza di colloqui di lavoro è questa: se noi non siamo in grado di fare una determinata cosa poco male, il candidato successivo probabilmente la saprà fare. Questa globale democratizzazione delle possibilità ha la tendenza a cancellare le caratteristiche personali per mettere al loro posto uno sterile e razionale elenco di capacità. Le persone, in questo modo, finiscono per scindere la loro vita in due ambiti completamente separati: da un lato c’è l’ambito non formale e familiare nel quale ha valore la persona, dall’altro lato c’è l’ambito formale e lavorativo nel quale ha valore la persona solo nel momento in cui ricopre un ruolo e dà il suo contributo alla società.

La confusione che questo stato crea porta a una società in cui tutti sono uguali e quindi tutti sono “nessuno”, spersonalizzati, anonimi e spesso soli. L’unico modo per combattere questa tendenza è rendersi “visibili” agli occhi della società. Non visibili semplicemente attraverso il nostro ruolo, però, perché il grande dirigente d’azienda, così come l’impiegato, può perdere da un giorno all’altro il suo lavoro e cadere nella crisi dell’anonimato più totale.

La visibilità ha a che fare con la nostra personalità, è intesa come una sorta di canale tra il nostro “io” più profondo e nascosto e l’immagine di noi che raggiunge gli altri. Grazie al fattore visibilità possiamo smettere di essere rappresentati attraverso il nostro numero di telefono o il nostro curriculum o la posizione della nostra scrivania all’interno di un ufficio affollato. Nel momento in cui un manager, o un professionista di altro tipo, decide di migliorarsi professionalmente, di smettere di essere un anonimo tra anonimi, il marketing lo può aiutare. Vi sono, infatti, delle teorie secondo le quali è possibile applicare i principi del marketing a sé stessi.

Ci si può, cioè, considerare come un prodotto da vendere e di conseguenza si possono valutare in modo oggettivo i propri pro e i propri contro, le proprie possibilità di flessione alle richieste del mercato e le proprie potenzialità. Il risultato sarà un prodotto con il nostro nome e la nostra personalità e non un semplice candidato pronto ad assumere un ruolo. Siamo tutti persone, ma non è facile creare una coerenza tra il modo in cui viviamo la nostra vita e la nostra personalità. Curare la nostra “visibilità” è di grande aiuto in questo senso, perché porta gli altri a identificarci non solo con il ruolo che ricopriamo, ma anche con il nostro volto, con la nostra voce, con il nostro personale stile. Per alcuni portare in superficie la propria personalità è più semplice che per altri: per una persona estroversa, ad esempio, mostrare il proprio “io” agli altri è molto più semplice che per una persona timida.

Gli esperti, però, sostengono che il 90% delle persone sia in grado di operare il “marketing di sé” e di presentarsi, quindi, agli altri non attraverso il ruolo, ma attraverso la personalità. È importante, quindi, che nessuno sottovaluti l’importanza del proprio volto e del proprio nome all’interno di un ambiente lavorativo che tende a svalutare l'”io”. Chi non ha un nome, chi occupa un posto solo in qualità di professionista anonimo al primo problema viene dimenticato e cancellato. Chi ha un volto, invece, cioè chi ha scavato dentro di sé per riuscire a mostrare agli altri un volto sincero e personale, non viene dimenticato facilmente ed emerge dalla marea anonima dove nuotano tutti quelli che si accontentano di ricoprire un ruolo nel totale anonimato.

L’unicità di ognuno è la sua più grande forza e, se valutata e sfruttata con intelligenza, spazza via la polvere dell’anonimato e porta verso la notorietà.

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